Ancora un giro di Cima d'Asta

11 settembre 2012

Postato da Pietro in Bike - Lagorai - Cima d'Asta

 

Viste le previsioni di tempo ottimo per il week-end, provo a cercare compagni per un giro di due giorni in Alto Adige, ma tutti si tirano indietro. L'unica proposta che mi arriva è quella di Alessandra, che vorrebbe ripetere il giro che avevo fatto con Paolo e Letizia intorno a Cima d'Asta. Ci penso su un attimo, il giro è bellissimo ma con la Val Cortella chiusa per frana (un biker del posto ci ha detto che non la riapriranno più) prevede un po' troppi kilometri su asfalto, dato che bisogna risalire un pezzo della statale del Rolle e farsi il passo della Gòbbera. Poi, guardando la cartina, mi viene un'idea: forse partendo più in alto, in Val Malene, si riesce ad accorciare la salita del Brocon e a inserire nel giro la salita del Totoga, 45 tornanti di strada tutta sterrata. Propongo la variante ad Alessandra, che è felicissima di riuscire ad accorciare il tratto d'asfalto e mi rivela che aveva visto la salita del Totoga con Anabella, l'altra compagna di viaggio, e sarebbe piaciuto molto farla anche a loro. Unico inconveniente del giro: arrivati al passo 5 Croci bisogna percorrere un'oretta su un sentiero in falsopiano per raggiungere forcella Magna e, avendolo già fatto in passato, so che bisognerà spingere la bici su quasi tutto questo tratto. Per prudenza decidiamo di lasciare una macchina a Strigno, in modo che se quando saremo sul 5 Croci non ne avremo più dentro potremo scendere per la val Campelle e tornare in Val Malene con quella.

Io la sera ho ospiti a casa i ragazzi del calcetto, che hanno tutti sui 25 anni, e così non sono a letto prima delle 3... Alle 7 è dura saltar giù dal letto ma correndo un po' in autostrada sono all'appuntamento puntuale per le 8. Partiamo come da programma dalla Val Malene. La giornata è stupenda e per stradina asfaltata ma non trafficata arriviamo in breve al passo Brocon, dove proseguiamo fino a malga Arpaco. Ormai sono pratico della zona e così imbocchiamo il "Trodo delle Malghe" (trodo in valsuganotto significa sentiero) presso malga Valarica di sopra e con un po' di prudenza per via del fondo bagnato scendiamo fino alla malga Valorsella. Da qui per veloce sterrata al rifugio Croset e quindi imbocchiamo il bellissimo sentiero per i Bellotti (bivio a sinistra un po' nascosto con indicazione "Bilot"). Questa volta saltiamo i Bellotti  e scendiamo direttamente ai Marsanghi, dove vediamo il ripidissimo fianco del Monte Totoga che dovremo risalire. Ancora un po' di discesa e siamo sulla passerella che ci consente di attraversare il Vanoi, che scorre 50 metri al di sotto della stessa.

La strada del Totoga è un'opera d'arte: 45 tornanti in 7 kilometri, mai ripida, fondo sterrato sempre bello, molto ombreggiata, regala scorci sulla Val Cortella e sull'altro versante e spesso lambisce bianche pareti calcaree. Superato il quarantacinquesimo tornante, dove la vegetazione cambia e le latifoglie sasciano posto agli abeti, nei pressi di un prato si abbandona la strada e si prende un bel sentiero sulla destra (indicazione per Gòbbera) sempre molto pedalabile. In breve il sentiero raggiunge la selletta (q. 1400 circa) al fianco del Col Miol, dove una suggestiva fessura tra le rocce conduce sul versante della Valle Schener. Anche la discesa è molto scorrevole e regala panorami mozzafiato sul Primiero e le Pale di San Martino. Una forestale pianeggiante e un pezzettino di sentiero ci conducon infine al passo Gòbbera, dove ci concediamo mezz'oretta di meritato riposo.

Quando ripartiamo, imbocchiamo una strada secondaria che in un attimo ci consente di arrivare a Canal San Bovo, dove inizia un lungo tratto (poco più di 10 km) di asfalto, dapprima pianeggiante fino a Caoria e quindi in leggera salita fino al Rifugio Refavaie. Rifornite le borracce di acqua, iniziamo la salita sterrata del Passo 5 Croci (altri 12,5 km), dove la fatica inizia a farsi sentire; la luce ed i colori di questa splendida giornata di settembre ci aiutano comunque a stringere i denti e tirare fino al passo, dove arriviamo poco dopo le 5.

Io sono abbastanza cotto, anche per la serata del giorno precedente, ma confido di riuscire a proseguire per l'ora che ancora manca a forcella Magna, soprattutto perché dovremo percorrere il sentiero a piedi, non essendo questo pedalabile, ed i muscoli da utilizzare saranno diversi da quelli usati per il resto del giorno. Alessandra ovviamente non si tira indietro e Anabella dice che se la sente anche lei (anche se probabilmente preferirebbe scendere direttamente dal 5 Croci a Strigno). Sul sentiero che segue mi stupisce la grinta di questa argentina che,  essendo probabilmente stanca per sollevare la bici in alcuni tratti sconnessi, prosegue spingendola incurante del fatto che questa, rimbalzando sui sassi, spesso le finisca addosso segnandole le gambe con gli attacchi dei pedali.

Le luci del tramonto regalano al panorama, già bello di suo, un tocco di magia. In un tratto particolarmente bello chiedo ad Alessandra di farmi una foto mentre pedalo uno dei rari tratti fattibili in sella. Quando faccio per montare in bici, però, mi parte un crampo nell'interno coscia che mi fa franare rovinosamente a terra. Giuro, mai sentito un dolore così forte, forse neanche quando mi sono spezzato la gamba. Anche allungando il muscolo e provando a massaggiarlo il dolore non scompare per un bel po' di tempo, tanto che inizio a temere di dover inventare un piano d'emergenza. Alessandra dà un'occhiata al gps e stabiliamo che il modo più rapido per portarsi fuori dai problemi è raggiungere forcella Magna, perché tornare al 5 Croci sarebbe molto più lungo. Dopo una decina di minuti riesco a rimettermi in piedi e, camminando facendo attenzione a non utilizzare il muscolo dolorante, a riavviarmi.

Arriviamo a forcella Magna alle 6.30; da qui in poi c'è solo discesa e questo ci consola notevolmente. Io l'ho già percorsa 7-8 anni fa con Mauro, Lele e mio cugino e me la ricordo molto pedalabile. In realtà, i primi 200 metri di dislivello, pur non essendo ripidi, sono molto accidentati, con pietre aguzze che consigliano di non commettere errori. Stanchi come siamo preferiamo non osare e spingiamo la bicicletta anche in discesa (altri 10 minuti circa). 

Quando il fondo migliora salgo in sella, con un po' di prudenza per non far ripartire il crampo. Purtroppo la presenza di tratti accidentati ci costringe spesso a scendere e rende la discesa un po' discontinua; le ragazze sono incredule quando dico loro che durante la guerra il sentiero era una strada e di aver visto una foto di un'automobile nei pressi di forcella Magna. L'ultimo tratto è più veloce e scorrevole e ci porta fino alla forestale e poi a malga Sorgazza, dove gustiamo la meritata radler.

Ancora 4 km di discesa su asfalto al buio (quanti! la prossima volta devo trovare un'alternativa anche qui) e siamo alla macchina. Totale: 70 km per 2990 metri di salita!

 

Commenti

Commento postato da Enrica il 14 settembre 2012

bh.... pietch si sa che fortissimo.. anche se dorme poche ore... ma un "BRAVISSIME" alle due fanciulle!!!!

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